HO SCELTO, MI SPOSO UN HOMO OECONOMICUS...

Sab, 04/06/2011 - 13:39

Compiere scelte esatte. Calcolare matematicamente benefici e perdite. La crisi così non farebbe più paura. Ma la realtà è ben diversa. Siamo completamente privi di informazioni economiche e incapaci di orientarci nella quotidianità delle nostre azioni finanziarie. Un terzo della popolazione non sa leggere l’estratto conto e – ancora peggio – l’economia non ha ancora elaborato strumenti validi, metodi e schemi, per prevenire periodi di recessione e crisi. - I nostri giovani appaiono dunque scevri di una libertà economica e depauperati dei loro sogni.  A raccontarci questa storia, o per meglio dire, questa cruda realtà sono uomini di scienza, docenti di economia di alcune tra le più prestigiose università italiane e figure istituzionali del mondo finanziario che grazie all’incontro intitolato “La cultura economica come esercizio di libertà”, organizzato da AEEE Italia (Associazione Europea per l’Educazione Economica) all’interno dell’area “Confronti” del Festival dell’Economia di Trento, hanno tenuto una lezione di vita, propedeutica al mondo economico e finanziario a cui ciascuno di noi è chiamato a confronto, anche se il più delle volte ignaro di esserlo.
Attraverso la moderazione dal presidente di AEEE Italia, Enrico Castrovilli, gli oratori hanno così iniziato il percorso tra i meandri del “regno economico”.
“Ebbene – ha esordito Roberto Tamborini, docente di Politica economica all’Università di Trento, citando una frase della regina Elisabetta II - come è possibile che nessuno abbia previsto una crisi economica come questa? E come è possibile che agli albori della crisi c’era chi scriveva che il mercato stava andando bene? La soluzione è semplice: l’economia non ha elaborato istruzioni utili per le situazioni di pericolo. Abbiamo una sorta di manuale di bordo solo per quando il cielo è azzurro e sereno. E questa ignoranza, forse, è proprio un’ignoranza deliberatamente scelta”.
“L’economia è ambigua – ha proseguito Luigi Campiglio, docente di Politica economica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano – è incerta, perché i comportamenti sono eterogenei. Si dovrebbero fornire delle previsioni come fa il meteorologo, ma non lo abbiamo fatto. E credo proprio perché l’incertezza, la non conoscenza, è desiderabile. Noi abbiamo però il compito di attrezzarci per superare questi eventi economici traumatici”.
Ed è proprio in questa direzione che l’insegnamento sta andando come ha testimoniato Andrea Boitani, docente di Economia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano: “Oggi abbiamo imparato che la macroeconomia va insegnata dando rilevanza ai mercati finanziari, a quel blocco che fino a ieri sembrava di poco conto. Ai nostri giovani, ora, noi insegniamo a difendersi anche da quei piccoli falsi allarmi, dalle piccole bolle, ma non abbiamo ancora elaborato dei modelli, abbiamo solo dei racconti recenti. È positivo però che la ricerca stia andando avanti e presto anche gli intermediari finanziari avranno un luogo decisivo nei nostri schemi economici”.
L’approvazione a questa visione non si fa tardare dal mondo finanziario: “Vi è uno stretto legame tra conoscenza e crescita economica – ha continuato Ignazio Visco, vicedirettore generale della Banca d’Italia – ed è per questo che il nostro recente traumatico vissuto va indagato, conosciuto per trarre strumenti utili di prevenzione e scelta. La maggioranza delle persone si informano di tassi di inflazione, Pil, disoccupazione solo quando sono coinvolti in prima persona. Ed è qui che bisogna agire, sull’analfabetismo economico: un terzo della popolazione non sa leggere il proprio estratto conto, metà delle nostre famiglie non capisce l’importanza di suddividere i risparmi in più istituti di credito, i due terzi non sanno la differenza tra obbligazione e azione, il 70% non ha assicurazioni aggiuntive per far fronte a qualsiasi imprevisto. C’è un forte problema di educazione finanziaria che va risolto. Bisogna conoscere per agire, conoscere per vivere bene”.
Ed è per queste ragioni che a chiunque potrebbe forse – apparentemente – piacere l’idea che la propria figlia sposasse un homo oeconomicus, vale a dire un uomo perfettamente razionale, come ha commentato Roberto Fini, docente di Economia politica all’Università di Verona-Vicenza: “Peccato però che l’uomo perfettamente razionale non esista. E poi sarebbe un uomo privato della sua emotività, incapace di provare sensazioni che vanno al di là dei propri interessi. L’umanità è ben diversa. L’essere umano medio compie delle scelte poco razionali. Per esempio è stato provato che se perdiamo un biglietto per uno spettacolo la maggioranza non lo ricompra, mentre se perdiamo la stessa cifra del costo del biglietto andremo comunque ad acquistarne un altro. La psicologia ha così spiegato che all’interno della mente umana si celano diversi “cassetti” relativi alle varie voci-spesa che dobbiamo sostenere. Perciò se perdiamo il biglietto, nel cassetto “spese spettacolo” non troviamo più i soldi necessari per procedere con un altro acquisto, mentre se perdiamo i soldi faremo rientrare questa perdita nel “cassetto spese generiche” e così lo ricompreremo”.
 “A mio parere – ha così concluso Armando Massarenti, responsabile “Scienza e Filosofia” de “Il Sole 24 Ore Domenica” – ci vuole una consapevolezza metodologica di fondo. Già Aristotele diceva che è proprio delle persone colte attribuire il giusto grado di importanza alle varie discipline. L’economia necessita di stabilire una rete attorno a sé e di introdurre degli esperimenti concreti. Deve dialogare con le discipline umanistiche, come con la psicologia e specialmente deve essere semplificata. In altre parole resa comprensibile a chiunque. In questa direzione, sono convinto che il primo strumento utile da prendere in considerazione sia una buona conoscenza matematica.”